IL CRACK DI COLLECCHIO
16 gennaio 2004
Quando Tanzi «comprò» i debiti di Cragnotti

Eurolat tiene banco nelle inchieste delle Procure di Parma e Milano sui crack di Parmalat e Cirio. Uno dei filoni considerati con attenzione maggiore risultano le modalità di pagamento della società, passata nell'estate 1999 dalla Cirio di Sergio Cragnotti alla Parmalat di Calisto Tanzi. Il prezzo stabilito fu intorno a 765 miliardi di lire, equivalenti a 392 milioni di euro. Calisto Tanzi ha dichiarato ai magistrati che si è trattato di una cifra molto superiore al valore di mercato, accusando il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, di essere stato il vero regista della operazione. Dichiarazioni che, nella sostanza, sono state confermate dall'ex direttore finanziario di Parmalat, Fausto Tonna, ma smentite sia dal vertice di Capitalia sia da Sergio Cragnotti. Come avvenne il pagamento della somma? Tanzi non staccò un assegno da 765 miliardi di lire e saldò il conto facendosi carico di debiti del gruppo venditore. Le indagini in corso stanno ricostruendo passo dopo passo quale fu la contropartita pagata da Parmalat per Eurolat e, secondo quanto risulta, le sorprese non mancano.
Ufficialmente, secondo i numeri forniti da ambienti vicini a Capitalia, poco più di 186 milioni di euro furono «accollo di debiti in carico ad Eurolat». Più esattamente 150 milioni di euro erano debiti ricollegabili ad Eurolat nei confronti di Capitalia, mentre la parte restante era verso altri. Oltri 205 milioni di euro, invece, vennero pagati per metà alla chiusura della operazione e per l'altra metà un anno dopo. Come Cragnotti utilizzò la liquidità disponibile è tutto da verificare. Di sicuro, la convinzione di chi sta conducendo le indagini è che il risultato finale della transazione fu il trasferimento massiccio di debiti dal sistema Cragnotti al sistema Tanzi. Protagonista fu Capitalia, che ridusse in misura sensibile l'esposizione verso Cragnotti.
Quali sono le società che alleggerirono l'indebitamento? E con quali tecniche avvenne il cambio di cavallo? La convinzione degli inquirenti, su cui sono in corso verifiche e approfondimenti, è che l'alleggerimento non riguardò soltanto la Cirio, a cui faceva capo Eurolat. In particolare, secondo le ricostruzioni più probabili, ne trasse vantaggio la holding lussemburghese del gruppo Cragnotti. E anche in questo caso l'attenzione è rivolta verso l'allora Banca di Roma, azionista della società con sede nel Granducato fin dalla fondazione.
Non solo. Parte della liquidità pagata da Parmalat finì nelle tasche di Cragnotti e successivamente venne utilizzata per rimborsare parte dei debiti verso Banca di Roma? Oppure, come alcuni protagonisti delle indagini sono pronti a scommettere, fu girata direttamente all'istituto guidato da Geronzi? Nel secondo caso Cragnotti non avrebbe visto neppure una lira delle somme destinate alla copertura del debito nei confronti di Capitalia, perchè il denaro sarebbe stato girato da Tanzi direttamente alla banca.
Nella messa a punto del contratto Eurolat ebbe grande rilevanza uno dei dirigenti della Banca di Roma più stimati e più vicini a Geronzi: Sergio De Nicolais, il cui intervento risulta dalla documentazione raccolta in alcune delle numerose ispezioni e perquisizioni. De Nicolais, che aveva con Geronzi rapporti fiduciari, è un dirigente del gruppo ben conosciuto e, per lungo tempo, è stato crocevia delle operazioni più delicate.
Eurolat è una compravendita di cui ha seguito personalmente ogni aspetto rilevante, suggerendo le soluzioni tecniche da adottare nei passaggi più controversi. Non ha potuto però essere presente nell'ultimissima fase delle trattative perchè il 3 giugno 1999 è stato arrestato nel corso dell'inchiesta avviata dalla Procura di Roma sugli appalti per l'alta velocità e su alcune opere del Giubileo.
Il caso Di Falco. De Nicolais, responsabile dell'area grandi clienti, fu fermato su richiesta del pubblico ministero Piero Saviotti, convalidata dal giudice per le indagini preliminari Otello Lupacchini, che confermò altri fermi tra cui quello dell'imprenditore Agostino Di Falco, a cui facevano capo il gruppo Pafi e l'azienda di costruzioni Icla, considerato molto vicino ad uno dei ministri Dc più influenti della Prima Repubblica. Poche settimane dopo l'arresto, il 10 luglio, De Nicolais morì dopo essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico all'aorta e mentre era ancora agli arresti, prima degli interrogatori decisivi. In quella inchiesta la posizione di Geronzi, difeso dall'avvocato Guido Calvi, venne poi archiviata.
Il gruppo Di Falco è uno dei 21 al centro di una seconda indagine della Procura di Roma, avviata a metà degli anni Novanta, che è costata al vertice dell'istituto l'accusa di falso in bilancio e false comunicazioni alla Banca d'Italia. In sostanza la tesi dei pubblici ministeri era che i finanziamenti alle società risultavano nei conti della banca come solvibili e non com'erano in realtà, e cioè come sofferenze. Un procedimento che si è chiuso nell'autuno scorso con il rinvio a giudizio di Geronzi per un solo capo d'accusa, le false comunicazioni a Bankitalia.
Ambrosio e il crack Italgrani. Tra i 21 gruppi oggetto delle indagini risulta anche un altro imprenditore che, come Di Falco, aveva il centro di molte attività a Napoli: Franco Ambrosio, re del grano. Vicissitudini, quelle di Ambrosio, che De Nicolais aveva seguito molto da vicino, come comprensibile visto che in Banca di Roma è stato in prima linea dal giugno 1993. Quali erano i veri rapporti tra Ambrosio e il vertice della Banca di Roma? Aveva canali privilegiati con il fratello di Sergio Cragnotti, dirigente storico del gruppo che ha presidiato saldamente l'area finanza? Oppure Giovanni Cragnotti viene utilizzato come semplice copertura?
Difficile, per il momento, rispondere a queste domande. Anche perché il fratello dell'ex azionista di riferimento della Cirio è morto. Di sicuro tra le tappe del crack Italgrani ne esiste almeno una che merita di essere ricordata: l'arresto nell'ottobre 1993 di Ambrosio con l'accusa di ricettazione nell'ambito delle indagini sulle tangenti per Enimont, joint venture di cui Sergio Cragnotti è stato uno dei protagonisti. Ed è altrettanto certo che quelle vicende sono tornate di attualità con l'obiettivo di ricostruire ogni passaggio dei flussi di denaro destinati al mondo della politica.