Martedí 20 Aprile 2004
Melfi, protesta blocca la Fiat

Già a singhiozzo da alcuni giorni, la produzione nello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat è da ieri completamente ferma. Protestano gli operai della Fiat, protestano gli operai delle cosiddette aziende "terziarizzate", protestano gli operai di molte delle 23 aziende dell'indotto che hanno gli impianti a Melfi. Il blocco dello stabilimento, prima, e dell'area industriale, immediatamente dopo, è stato determinato dalla decisione dell'azienda di rimandare a casa gli operai dopo che per uno sciopero degli addetti dell'Arvil, una delle aziende "terziarizzate" non sono state più alimentate le linee di produzione dei materiali necessari al montaggio delle Punto e delle Y prodotte nell'impianto. Una circostanza che si era già verificata venerdì e sabato scorsi. Prima i dipendenti della "Sistemi Sospensioni" (Magneti Marelli) e poi quelli dell'Arvil avevano scioperato e alle linee erano mancati i motori e gli altri materiali. L'azienda, anche in quei casi, aveva mandato i lavoratori a casa. «Una procedura irregolare - accusano i delegati della Fiom Cgil - che rischia di far perdere ai lavoratori il trattamento di cassa integrazione ordinaria, come è già avvenuto altre volte». Procedura e comportamento lineare, uguale a quanto successo in passato in casi analoghi, ribatte l'azienda. Ieri tuttavia la situazione, già tesa, è esplosa: ricevuta la comunicazione del "senza lavoro" gli operai si sono riuniti e, insieme a molti delegati delle Rsu, hanno approvato all'unanimità un documento di contestazione all'azienda e hanno deciso lo sciopero ad oltranza e il blocco dell'area industriale. Cominciata la protesta, sono cominciati anche i distinguo tra le organizzazioni sindacali. Fim, Uilm e Fismic hanno sconfessato i propri delegati che avevano sottoscritto il documento e hanno accusato la Fiom di voler esasperare le proteste. «É un modo di fare - hanno affermato le tre organizzazioni - che non condividiamo. Sono iniziative inutili e dannose». Con la Fiom sono rimaste Failms, Slai Cobas e Ugl. Da tempo Fiom, da un parte, Fim,Uilm e Fismic dall'altra percorrono strade diverse nel confronto con la Fiat, anche osteggiandosi duramente, così come è avvenuto per le proteste degli operai dello stabilimento di Termini Imerese (Palermo) nel dicembre del 2002, quando la sola Fiom "ospitò" i lavoratori siciliani. «Contano i fatti e non i proclami», dicono Fim, Uilm e Fismic. «I fatti non ci sono e la condizione dei lavoratori di Melfi è pessima» replica la Fiom. La protesta, infatti, si è subito allargata al contezioso "storico" dello stabilimento: il salario e l'organizzazione del lavoro. Per "superare" sciopero e blocchi la Fiom ha ora chiesto alla Fiat di discutere sia dell'equiparazione del salario dei lavoratori di Melfi a quelli del resto del gruppo (secondo la Fiom a Melfi ogni anno un lavoratori guadagna 1.500 euro in meno rispetto agli altri stabilimenti del gruppo), sia della modifica dell'organizzazione del lavoro, in particolare, eliminando la "doppia battuta", cioè il turno notturno fatto per due settimane consecutive. Una posizione che però non si traduce in una protesta ad oltranza. «Decideremo caso per caso», ha detto infatti Giuseppe Cillis, che ripete che «ogni responsabilità è ora solo della Fiat». «Abbiamo inviato al gruppo torinese il documento che contiene le nostre richieste approvate dall'assemblea dei lavoratori che si è svolta nel pomeriggio di ieri. Ora aspettiamo le risposte». Nella piattaforma, sottolinea il sindacalista, figurano richieste vecchie di anni: nuove relazioni sindacali, equiparazione salariale appunto tra i dipendenti di Fiat Sata e quelli della casa madre, modifica degli orari di lavoro e soprattutto prospettive occupazionali certe. Intanto è previsto per venerdì l'incontro tra l'assessore regionale alle Attività produttive, i sindacati e l'azienda.