FINANZA
Sergio Cragnotti, patron della Cirio
8 novembre 2002
Così Cragnotti mise le mani
su Cirio-Bertolli-De Rica


Un «salto triplo». Così, nella tarda primavera del 1984, fu definito il passaggio della Cirio dal gruppo Sme dell'Iri alla Fisvi di Saverio Carlo Lamiranda e da questa alla Sagrit, società che vide la Cragnotti & Partners salire in pochi mesi dal 49 al 100% del capitale.
Voluta dall'allora presidente dell'Iri, Romano Prodi, e contestata da alcuni settori del mondo produttivo e finanziario, la privatizzazione della Finanziaria CBD (Cirio-Bertolli-De Rica) venne realizzata a cavallo tra il 1993 e il 1994, dopo che un primo tentativo di privatizzazione della società agroalimentare Sme era andato a vuoto nel 1985.

Ecco le tappe della vendita della privatizzazione della Cirio:
7 gennaio 1993: l'Iri vara la scissione della Sme in tre parti: Italgel, Cirio e Gs-Autogrill. Le prime due vanno subito sul mercato per la privatizzazione totale. La terza sarà immessa in seguito ma, anche in questo caso, si dovrà poi ripartire da capo.
29 marzo 1993: scade il primo termine per le offerte: in gara ci sono tra gli altri i gruppi agroalimentari italiani Eridania-Ferruzzi, Parmalat, Cragnotti, Granarolo, l'anglo-olandese Unilever e - si dice - cooperative agricole.
29 luglio 1993: l'Iri azzera la gara per la Cirio in presenza di offerte insoddisfacenti. Si ricomincia da capo.
7 ottobre 1993: l'Iri accetta l'offerta presentata dalla Fisvi, finanziaria lucana che fa capo all'imprenditore Saverio Carlo Lamiranda. La Fisvi a sorpresa la spunta rispetto ai più noti concorrenti. Il prezzo pattuito per l'acquisto del 62% delle azioni in mano all'Iri è di 1.102 lire per ciascuna azione: 310 miliardi. Un valore inferiore a quello di Borsa: il prezzo di 1.102 lire per azione rappresenta uno ''sconto'' del 3,8 per cento sulle quotazioni di quel giorno in Borsa (1.146 il prezzo ufficiale) e del 19,5 per cento sulle 1.370 lire che rappresentano la stima peritale eseguita dal Consiglio di Borsa di Milano. Le 1.102 lire (che, come precisa l'Iri, sono però soggette a conguaglio sulla base della situazione patrimoniale aggiornata) rappresentano inoltre il prezzo minimo toccato dal titolo nel 1993.
14 ottobre 1993: Iri e Fisvi firmano l'accordo per la cessione, condizionato al via libera dell'Antitrust.
5 novembre 1993: la Fisvi vara un aumento di capitale da 50 a 256 miliardi. I suoi soci sono per il 60% cooperative locali, per il 20% banche e per il resto imprenditori, tra cui Calisto Tanzi). Lamiranda annuncia che venderà le attività olearie di Bertolli e che creerà una società operativa in cui far entrare un partner industriale.
16 dicembre 1993: Cragnotti entra col 10% nell'azionariato di Fisvi (che ancora non ha completato l'aumento di capitale) e si allea come partner industriale a Lamiranda. Insieme daranno vita (51% Fisvi, 49% Cragnotti) alla "scatola" per contenere Cirio.
22 dicembre 1993: l'Autorità Antitrust sospende il proprio via libera all'operazione Iri-Fisvi in attesa di maggiori dettagli sia sulle operazioni ideate da Lamiranda, sia sui soci di Fisvi.
23 dicembre 1993: l'Iri concede a Fisvi una dilazione rispetto al termine del 31 dicembre per la girata delle azioni Cirio.
20 gennaio 1994: nasce Sagrit, la "scatola" che conterrà Cirio, si va alla girata delle azioni.
1 marzo 1994: viene firmata la girata sulle azioni: La FinCbd (Finanziario Cirio Bertolli De Rica) è acquisita dalla Sagrit. I 155 miliardi della prima tranche sono versati all'Iri per la maggior parte da Cragnotti.
14 aprile 1994: Cragnotti assume il controllo totalitario della Sagrit e concede, fino al 31 maggio, alla Fisvi un patto di riacquisto sul 51 per cento.
1 giugno 1994: con la scadenza inutilizzata da parte di Fisvi del patto di riacquisto del 51% di Sagrit, Cragnotti sale al 100% in Sagrit e Fisvi esce di scena. La Cirio cambia per la terza volta padrone in meno di otto mesi e diviene definitivamente di proprietà di Sergio Cragnotti.