Braccio di ferro tra Iran e Stati Uniti: produzione di uranio quadruplicata

    L’intervento più efficace, lunedì, è stato probabilmente quello del ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas. «La mia grande preoccupazione non è che gli Stati Uniti vogliano andare in guerra, e non penso che lo voglia neppure l’Iran. Ma in quella regione al momento ci sono tensioni tali che basta un nonnulla per dare vita a un’escalation». Washington, Teheran, Bruxelles. Tutti, o quasi, gli attori coinvolti (direttamente e indirettamente) nella crisi del Golfo Persico assicurano che non c’è alcuna intenzione di dar vita a una guerra

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    Caso Huawei: gas e “terre rare”, l’arma cinese contro Trump

    La guerra scatenata dal presidente americano Donald Trump contro Huawei, il secondo gruppo al mondo nel settore degli smartphone (dietro a Samsung e davanti a Apple) difficilmente resterà senza risposte da parte di Pechino. In particolare, la rappresaglia commerciale potrebbe arrivare da gas naturale e “terre rare”

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    Cina, cresce la sfiducia tra le aziende europee per la guerra dei dazi

    Sale dal 48 dell'anno scorso al 53% la quota delle imprese europee che si dichiara pessimista sul fare business in Cina. Tra gennaio e febbraio la Camera di commercio europea in Cina ha intervistato per l'annuale Business confidence survey un campione di 585 aziende che segnala in cima alla lista il peso del rallentamento economico del Paese, specie sul fronte dei consumi interni

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    L’Iran paga il conto delle sanzioni Usa: lunga recessione dietro l’angolo

    Se scoppierà una guerra sarà un disastro. Per tutta la regione. Ma anche se non dovesse esserci un confronto militare tra Stati Uniti e Iran, come ripetutamente si augurano i due rispettivi capi di Stato, l’economia iraniana si appresta comunque a vivere tempi difficilissimi. La recessione iniziata l’anno scorso accuserà un deciso peggioramento quest’anno e potrebbe essere ricordata come una delle peggiori dai tempi della Rivoluzione iraniana, 40 anni fa

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    5G, così gli Usa hanno ceduto alla Cina il business delle reti

    Il Telecommunications Act del 1996 viene considerato un atto chiave nella perdita di leadership: entrarono nuovi competitor e molte aziende americane fecero fatica. Inoltre fu in quell’occasione che gli Stati Uniti decisero di sviluppare una loro tecnologia di rete, mentre l’Europa aveva scelto il Gsm che divenne poi standard globale. E così gli Stati Uniti rimasero al palo

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    Akihito, il primo imperatore giapponese all’Opera. Con Verdi

    Il primo imperatore giapponese ad abdicare da 202 anni è stato anche il primo ad andare a vedere un'opera lirica occidentale: il «Don Carlo» di Verdi. Accadde quasi dieci anni fa: lo fece per raggiungere il presidente Giorgio Napolitano al Bunka Kaikan di Tokyo, in occasione della sua visita ufficiale e della tournée del Teatro alla Scala

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    Giappone, abdica l’imperatore. Prima volta in 202 anni

    Il 30 aprile 2019 è una data che entra nella storia, con la prima abdicazione di un imperatore giapponese da 202 anni: dopo oltre 30 anni di regno, Akihito, 85 anni, si dimette ponendo fine all'era Heisei (“conseguimento della pace”) del calendario tradizionale, e il primo maggio gli succede sul Trono del Crisantemo il figlio maggiore Naruhito, 59 anni, dando inizio alla nuova era Reiwa (“Splendida armonia”)

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    Giappone: ora restano solo due eredi imperiali

    Con l'ascesa al Trono del Crisantemo di Naruhito, 59 anni, restano solo due i candidati a una futura successione imperiale: il primo in linea di successione C’è Akishino, 53 anni, fratello minore del nuovo imperatore, e poi c’è il figlio di Akishino, il dodicenne Hisahito. La figlia di Naruhito e Masako, la 17enne Aiko, è esclusa da una linea di successione che prevede solo imperatori maschi

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    Germogli di primavera dall’economia cinese

    Tra tante nuvole sul fronte economico e politico che hanno ingrigito il cielo di questo “lungo ponte” di fine aprile, buone notizie sono arrivate dalla Cina. Tutto è cominciato con i tagli ai dazi sulle importazioni che possono rendere più competitivi i prodotti del mondo occidentale, compresa l'Italia che ha appena aperto la “via della seta” con Pechino

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    Via della seta: l’Italia ha un posto d’onore, ma quanto ci costerà?

    Il premier Giuseppe Conte parla della Belt and road initiative come una opportunità storica per aprire nuovi mercati a favore delle nostre imprese, tessendo relazioni commerciali che potranno produrre importanti opportunità di investimento. Ma l’Italia si è smarcata troppo dai suoi alleati europei e dagli Usa. Non è facile capire quali saranno le conseguenze

    – dal nostro inviato

    Conte su caso Regeni: l’Italia non avrà pace fino a quando non ci sarà la verità sulla morte

    È stato il primo tema sollevato dal premier italiano, Giuseppe Conte nell'incontro bilaterale con il presiedente egiziano, Al Sisi subito dopo la cena di questa sera con il presidente cinese Xi Jinping a conclusione del secondo Forum sulla nuova Via della Seta. In mattinata Conte aveva letto la lettera dei genitori di Giulio Regeni pubblicata su Repubblica e ne era rimasto molto colpito. Così quando ha incontrato in serata il presidente egiziano ha chiesto nuove informazioni.

    – dal nostro inviato

    Libia: Conte e Al Sisi preoccupati da terrorismo. Non c’è alternativa a soluzione politica

    Finora era solo un rischio tra i tanti connessi alla guerra in Libia. Ora è qualcosa di più. C'è la possibilità che il perdurare del conflitto stia producendo trasferimenti di soggetti legati all'Islam radicale dalla Libia e dalla Siria in Egitto e Tunisia e forse anche in Italia e nel resto d'Europa. Timore condiviso ieri dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ne ha parlato con il presidente egiziano Al Sisi (con il quale ha anche affrontato il caso Regeni) entrambi a Pechino per il secondo Forum della nuova Via della Seta.

    – dal nostro inviato

    Via della Seta, la Cina prova a rassicurare sul rischio debito

    Il ministro delle Finanze Liu Kun ha provato a mostrare il volto gentile del regime. Pechino - ha assicurato - adotterà forme di finanziamento «stabili e sostenibili», in cooperazione con banche e istituzioni multilaterali. Per evitare che partecipare porti al collasso delle finanze pubbliche come sta succedendo al Pakistan e allo Sri Lanka. La Cina ha già condonato gli interessi vantati nei confronti dell’Etiopia per il 2018

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    Giappone, a marzo produzione industriale a -0,9%

    Continuano a farsi sentire le tensioni del commercio internazionale tra Cina e Stati Uniti sull'economia giapponese. Nel mese di marzo, in base ai dati del ministero dell'Economia, la produzione ...

    Dopo la via della Seta l’Italia aderisce anche al piano di Abe

    Dopo aver firmato il memorandum di intesa sulla Via della Seta con la Cina, l’Italia dà il suo appoggio alla visione del primo ministro giapponese Shinzo Abe di una «Regione Indo-Pacifico libera e aperta» in connessione con l'Europa. Lo ha annunciato il premier Giuseppe Conte dopo l'incontro di oggi a Palazzo Chigi con il premier nipponico

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    Il premier del Giappone Shinzo Abe: consulto a Roma in vista del G-20

    La sera del 23 aprile è atteso per un brindisi al Grand Hotel Plaza, con gli oltre 200 ospiti di un ricevimento dedicato al «washoku», la cucina giapponese; domani i colloqui con il presidente Mattarella e il premier Conte, per un consulto in vista del G20 di Osaka di fine giugno che si estenderà con tutta probabilità a delicate problematiche di politica internazionale

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