Radiocor

###Fisco: Ocse, in Italia sale a 42,9% rapporto tasse/Pil 2020 contro media 33,5%

Penisola quarta dopo Danimarca (46,5%), Francia e Belgio (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 06 dic - L'Italia nel 2020 ha visto un aumento dell'incidenza della tassazione sul Pil, passata al 42,9%, dal 42,4% del 2019, che la fa suo malgrado avanzare anche nella graduatoria internazionale sul peso del fisco nell'anno che ha visto lo shock della pandemia. La Penisola si piazza al quarto posto tra i Paesi industrializzati che formano l'area Ocse, dove il rapporto tasse/Pil e' stato in media del 33,5% (+0,1 punti) e ha quindi registrato un incremento maggiore della media, da cui si e' allontanata ancor piu'. Il quadro emerge dal rapporto 'Revenue Statistics 2021' dell'Ocse che, sulla base dei dati dei 36 Paesi sui 38 aderenti all'organizzazione, fa anche un primo bilancio dell'impatto del Covid sui vari tipi di tassazione, evidenziando in media un calo dell'incidenza rispetto al Pil delle imposte sulle aziende e un aumento dalle tasse sui redditi personali e dai contributi sociali.

L'Italia, per altro, ha visto aumentare l'incidenza della fiscalita' societaria e per le imposte personali l'incremento e' stato maggiore della media. Il rapporto assegna ancora una volta l'increscioso primato nel rapporto tra introiti statali e Pil alla Danimarca, con il 46,5% (dal 46,6% del 2019), seguita dalla Francia con il 45,4% (dal 44,9%) e dal Belgio (43,1% dal 42,7%). L'Italia, che era sesta nel 2019 in base ai dati definitivi, e' seguita dalla Svezia (42,6% dal 42,8%), dall'Austria (42,1% dal 42,6%) e dalla Finlandia (41,9% dal 42,2%). La Germania e' al 38,3% dal 38,6%, la Gran Bretagna al 32,8% dal 32,7% e gli Usa al 25,5% dal 25%. Il fisco piu' leggero resta quello del Messico, che incide solo per il 17,9% sul Pil, per quanto in congruo aumento rispetto al 16,3% del 2019. Tassazione 'light' anche in Colombia (18,7% del Pil), Cile (19,3%), Irlanda (20,2%), Turchia (23,9%) e Usa (25,5%).

La Danimarca ha il rapporto tasse/Pil maggiore dell'Ocse dal 2002, con le uniche eccezioni del 2017 e 2018, quando e' stata superata dalla Francia nella gravosa classifica. In generale - indica il rapporto - l'impatto della pandemia di Covid-19 sulle entrate da tassazione e' stato meno pronunciato rispetto alle crisi precedenti, in buona parte per le misure introdotte dai Governi per sostenere famiglie e imprese. Le entrate da tassazione sono comunque diminuite in due terzi dei Paesi Ocse, ma il Pil e' caduto ancora di piu', il che ha portato a un incremento del rapporto tasse/Pil, ma nella media - rileva l'Ocse - l'aumento e' stato contenuto.

Questo suggerisce che 'le misure di sostegno varate dai Governi durante la pandemia hanno contribuito a una relativa stabilita' degli introiti da tassazione proteggendo l'occupazione e riducendo i fallimenti aziendali in modo molto piu' pronunciato rispetto alla crisi finanziaria globale del 2008-2009'. Sui 36 Paesi per cui sono disponibili i dati preliminari per il 2020 (mancano Giappone e Australia), in 20 il rapporto tasse/Pil e' aumentato e in 16 e' diminuito. L'incremento piu' rilevante e' stato registrato dalla Spagna, con +1,9 punti, per effetto della maggiore incidenza dei contributi sociali, diminuiti assai meno del Pil nominale (-4,8% contro -9,9%). Seguono il Messico (+1,6 punti) e l'Islanda (+1,3 punti). Il calo maggiore della proporzione tasse/Pil e' invece appannaggio dell'Irlanda (-1,7 punti) per effetto di minori entrate da Iva in seguito alla temporanea riduzione dell'imposta lo scorso anno e per l'impatto della pandemia sull'attivita' economica. Netta anche la flessione del Cile (-1,6 punti) e della Norvegia (-1,3 punti). Molte delle misure introdotte per sostenere famiglie e aziende hanno avuto un impatto diretto negli introiti statali tramite maggiori crediti fiscali, minori passivita', agevolazioni e riduzione delle aliquote. La forte riduzione dell'attivita' economica nel 2020 dovuta ai lockdown ha poi ridotto la partecipazione della forza lavoro, i consumi privati e gli utili aziendali, incidendo ulteriormente sulle entrate da imposte, sebbene lo shock sia stato piu' breve e piu' circoscritto in termini settoriali rispetto alla crisi finanziaria globale e anche questo ha contribuito a smorzare l'impatto sulle entrate fiscali.

Nell'area Ocse, tra le singole categorie di tasse, la flessione maggiore in termini di quota di Pil nel 2020 e' stata registrata dalle imposte sulle societa', pari a -0,4 punti percentuali del Pil, con flessioni in 26 Paesi, fino a un massimo di -3,5 punti in Norvegia, a favore in particolare delle societa' dell'oil&gas per la temporanea variazione del Petroleum Tax Act. Il minore utilizzo dei carburanti per le restrizioni alla mobilita' ha poi causato una flessione per le entrate da accise di 0,1 punti (con aumenti in 28 Paesi, fino a un massimo di 0,7 punti in Turchia), mentre le tasse sui redditi personali e i contributi sociali sono aumentate entrambe in media di 0,3 punti percentuali come incidenza sul Pil e questo riflette probabilmente il sostegno fornito dai Governi per fare in modo che i lavoratori mantenessero la connessione con il mercato del lavoro durante la crisi. Solo un quarto dei Paesi recensiti (9) ha registrato un calo delle imposte sulle persone fisiche e la flessione piu' ampia (-0,6 punti di Pil) e' della Turchia sia per tagli alle tasse e rinvii delle scadenze, sia per un calo dell'occupazione e dei redditi. L'aumento maggiore e' invece a carico della Danimarca, in primis per l'erogazione delle indennita' di ferie maturate tra settembre 2919 ed agosto 2020 (in precedenza possibile solo al momento dell'uscita dal lavoro), nell'ambito delle misure anti-crisi, sia perche' i redditi personali nel Paese hanno avuto in generale un forte sostegno statale. I contributi previdenziali hanno registrato un aumento come quota di Pil in 29 Paesi e l'incremento maggiore, pari a 1,5 punti, e' stato registrato sulla Spagna (di riflesso alla forte contrazione del Pil), mentre l'Ungheria ha segnato il calo piu' accentuato (-0,7 punti), per effetto della riduzione e degli esoneri dai contributi decisi dal Governo durante la pandemia. Non e' stata osservata per contro una variazione di rilievo in media nelle tasse sulle proprieta' (+0,05 punti di Pil), con qualche eccezione, come la Corea che ha registrato un incremento di 0,9 punti per effetto del maggiore volume di transazioni nel settore. Del tutto marginale anche la variazione media per l'Iva (-0,04 punti), che include peraltro una flessione di 0,9 punti percentuali in Irlanda per effetto di una riduzione temporanea dell'imposta durante la pandemia e un aumento di 0,5 punti in Norvegia. Venendo al quadro tricolore, l'Italia, in base ai dati Ocse, nel 2020 ha segnato un aumento delle imposte personali come quota di Pil di 0,6 punti, quindi il doppio della media. Per le imposte corporate emerge un incremento dell'incidenza di 0,1 punti (in controtendenza rispetto alla flessione media pari a -0,4), per i contributi sociali l'aumento e' di 0,3 punti, mentre le tasse sulle proprieta' non segnano variazioni, l'Iva segna una flessione di 0,2 punti cosi' come le accise ed emerge un calo di 0,1 punti sia da altre imposte sui consumi sia da tutte le altre tasse. Ne consegue un aumento netto di mezzo punto dell'incidenza della tassazione, appunto, al 42,9% del Pil.

La quota risulta addizionando il 14,2% da imposte sui redditi e sugli utili (dal 13,4% del 2019, media Ocse 11,3%), il 13,5% da contributi previdenziali (dal 13,3% contro 8,9% Ocse), il 2,5% da tasse sulle proprieta' (2,4% nel 2019, Ocse 1,8%), l'11,5% da imposte su beni e servizi (dal precedente 12% e a fronte di una media del 10,8%) e l'1,2% dalle altre imposte (dall'1,4% del 2019). Continuando lo slalom tra le cifre, se si prende in considerazione il peso delle singole voci di tassazione sulle entrate complessive, le imposte su redditi e utili in Italia sono state il 33% del totale (dal 31,6% nel 2019, media Ocse 34%), i contributi sociali il 31,5% (dal 31,2% contro Ocse 25,9%), le tasse sulle proprieta' il 5,7% (invariato, 5,5% Ocse) e quelle su beni e servizi il 26,9% (dal 28,3% contro 32,6% Ocse). Nel 2020, in base alle stime preliminari, le entrate complessive da tassazione in Italia sono state pari a 807,6 miliardi di dollari, contro 850,3 miliardi nel 2019. La Francia ha totalizzato 1.192 miliardi (da 1.225 mld), la Germania 1.471 miliardi (da 1.501 mld), la Gran Bretagna 888 miliardi (da 926 mld) e gli Usa 5.336 miliardi, solo 0,5 miliardi in meno del 2019. Infine, dando uno sguardo all'ultimo decennio, sono 30 i Paesi Ocse che hanno registrato un aumento del rapporto tasse/Pil, che in media nel 2010 nell'Ocse era del 31,6%. Gli aumenti maggiori sono stati registrati dalla Repubblica Slovacca (+6,7 punti al 34,7%) e dalla Grecia (+6,5 punti a 38,8%). Per l'Italia l'incremento e' di 1,2 punti rispetto al 41,7% del 2010 e con un massimo del 43,8% del Pil nel 2013.

L'Irlanda invece in dieci anni ha visto il rapporto tra fisco e Pil scendere di oltre cinque punti e la Norvegia di oltre tre.

Gli-col

(RADIOCOR) 06-12-21 11:00:00 (0207) 3 NNNN

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti