Radiocor

###Pensioni: Ocse, in Italia ora a 61,8 anni, in futuro a 71 anni con spesa record

Con invecchiamento cruciale occupazione fra 'piu' adulti' (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 8 dic - In Italia chi va in pensione adesso ha in media meno di 62 anni, chi inizia a lavorare adesso dovra' aspettare nove anni abbondanti in piu' per raggiungere il traguardo. E' una traiettoria che vedra' la Penisola passare da un estremo all'altro delle graduatorie internazionali in materia, cioe' dall'avere ora pensionati tra i piu' giovani dell'area Ocse ai piu' anziani nell'arco di alcuni decenni. Con il gravoso fardello di un costo delle pensioni record sia in rapporto al Pil, sia in termini di contributi previdenziali. A tracciare lo scenario e' il rapporto 'Pensions at a Glance' dell'Ocse che passa in rassegna i sistemi pensionistici dei 38 Paesi che aderiscono all'Organizzazione parigina e di alcuni Paesi del G20. Tra le sottolineature, gli squilibri causati dall'invecchiamento sempre piu' rapido della popolazione, in Italia piu' accentuato che altrove e le varie leggi degli ultimi anni che, come 'Quota 100, hanno 'aggirato' i limiti d'eta' previsti dalla riforma Fornero. 'Il sistema pensionistico italiano beneficerebbe di una migliore trasparenza nel calcolo delle prestazioni su base contributiva e di un maggiore monitoraggio e gestione della solvibilita' di lungo termine', ammoniscono gli esperti dell'Ocse, che ritengono tra le altre cose essenziale un aumento dell'occupazione nelle eta' piu' adulte della popolazione. Nella Penisola - indica il rapporto - l'eta' effettiva di pensionamento nel 2020 e' stata di 61,8 anni contro la media Ocse di 63,1 anni (e i 67,5 anni del Giappone e della Nuova Zelanda), un dato quindi inferiore anche ai 62 anni previsti da Quota 100, cioe' cinque anni prima dell'eta' legale per il pensionamento. Per un giovane di 22 anni che inizia a lavorare quest'anno la pensione arrivera' invece a 71 anni, per l'adeguamento dell'eta' pensionabile all'aspettativa di vita pervista dalla normativa e sara' l'eta' piu' elevata nell'Ocse dopo quella della Danimarca (74 anni) e come quella dell'Estonia, al di sopra della media Ocse, stimata a 66 anni. Lo studio evidenzia, d'altro canto, che 'negli ultimi due anni in Italia sono state prorogate opzioni di pensione anticipata che hanno aggirato la connessione tra attesa di vita e pensione' e, come nel caso anche di Opzione Donna e delle misure per le aziende in crisi, hanno abbassato l'eta' effettiva dell'uscita dal lavoro. Facendo riferimento a 'Quota 100' e ai 38 anni di contributi minimi che richiede (contro i 42,8 per gli uomini e i 41,8 per le donne richiesti in precedenza), il rapporto rileva che solo la Spagna, oltre all'Italia, permette di avere una pensione piena prima dell'eta' legale con meno di 40 anni di contributi. La Francia ne richiede almeno 41,5, il Belgio 42 e la Germania 45. I 62 anni di 'eta' normale di pensionamento' dell'Italia sono, inoltre, i piu' bassi dell'Ocse, assieme a Colombia, Costa Rica, Grecia, Corea, Lussemburgo e Slovenia, eccezione fatta per i baby-pensionati 52enni della Turchia e contro i 67 anni previsti, al capo opposto della graduatoria, da Islanda e Norvegia. Il miraggio forse sono i 47 anni previsti dall'Arabia Saudita (extra-Ocse), ma anche per i 'signori del petrolio' l'eta' di pensionamento e' destinata ad aumentare e di parecchio.

Tornando alla Penisola, grazie a un'eta' di uscita dal lavoro relativamente bassa e una lunga vita media, i pensionati si godono la pensione per 22 anni nel caso degli uomini e 26 anni per le donne (medie Ocse 19,5 e 23,8 anni rispettivamente). Le donne in media vanno in pensione a 61,3 anni contro i 62,3 anni degli uomini, ma percepiscono un assegno del 32% inferiore, con un 'gender gap' piu' ampio rispetto alla media Ocse, che e' del 25%. Secondo lo studio, comunque, in media gli ultra-66enni in Italia hanno lo stesso livello di reddito medio della popolazione (dati 2018), in aumento rispetto al 2000 (era l'85% del reddito medio) e quindi stanno meglio della media Ocse, che vede i redditi degli anziani inferiore del 12% ai redditi medi nazionali.

Meglio dei pensionanti della Penisola stanno solo quelli del Lussemburgo, di Israele e del Costa Rica, tutti con redditi superiori alla media. Se la passano veramente male, invece, soprattutto gli ultra 65enni della Corea che hanno entrate pari solo al 66% del reddito medio del Paese. Con l'aumento dei redditi degli anziani, e' diminuito in Italia anche il loro tasso di poverta' (-5,6 punti rispetto al 2000), che attualmente e' inferiore alla media Ocse (11% contro 13%).

Certo, in Danimarca il tasso di poverta' degli ultra 65enni e' del 3%, ma in Corea supera il 43%. L'altra faccia della medaglia, ben nota, e' il costo per le casse pubbliche. 'Il garantire benefici relativamente alti a pensionati relativamente giovani contribuisce alla seconda spesa pensionistica pubblica, alle spalle della Grecia, dell'intera Ocse, pari al 15,4% del Pil nel 2019' e in aumento di 2,2 punti dal 2000, commenta l'Ocse. Se poi si aggiunge la spesa privata (1,2% del Pil) il totale sale al 16,8% del Pil, il livello piu' alto dell'intera area contro una spesa media del 9,2%. La spesa per le pensioni era pari al 32,1% della spesa totale pubblica nel 2017 (solo la Grecia spende di piu'), contro una media Ocse del 18,2%. Le proiezioni, inoltre, vedono il costo delle pensioni in Italia raggiungere il 17,9% del Pil nel 2035, contro una media Ocse del 10%.

L'invecchiamento della popolazione nel Belpaese sara' rapido, ricorda lo studio: nel 2050 ogni 100 persone tra i 20 e i 64 anni ci saranno 74 ultra-65enni, uno dei rapporti piu' alti dell'intera Ocse (faranno peggio solo Giappone e Corea), contro i 39,5 anziani ogni 100 persone in eta' lavorativa del giorno d'oggi e, andando a ritroso, i 24,3 del 1990 e i 16,4 del 1960. L'eta' media degli italiani, che nel 1990 era di 37 anni, nel 2050 sara' di 53 anni e mezzo, contro i 46,8 anni della media Ocse e, ad esempio, i 34 anni di Israele. Ancora una volta solo giapponesi e coreani saranno piu' anziani. La popolazione in eta' lavorativa tra il 2020 e il 2060 diminuira' del 31% in Italia contro il -10% medio Ocse e per questo 'continuare a far crescere l'occupazione nelle eta' piu' adulte resta cruciale per l'Italia', raccomanda l'Ocse.

Il tasso di occupazione dei 55-64enni e' gia' aumentato quasi del 27% tra il 2000 e il 2020 contro il +18% medio Ocse e di oltre il 7% tra i 65-69eni. Questo ha contribuito anche a contenere l'incremento della spesa pensionistica, ma l'Italia nel 2020 l'occupazione dei 60-64enni era solo del 41% contro il 51% medio Ocse e il 75% dell'Islanda, l'oltre 70% di Nuova Zelanda e Giappone o, per restare in Europa, il 62% della Germania. Guardando avanti, l'elevata eta' pensionabile prevista per l'adeguamento della vita media, unita al tasso contributivo pari al 33% del salario lordo medio - il livello piu' elevato dell'intera Ocse, che ha una media del 18,2% - permetteranno anche in futuro un tasso di sostituzione elevato, pari all'88% del reddito da lavoro contro la media Ocse del 62%, ma solo nel caso di una carriera lavorativa senza interruzioni fino all'eta' di 71 anni. Se l'uscita dal lavoro dovesse avvenire tre anni prima, il tasso di sostituzione scenderebbe al 72%, pur restando elevato nel confronto internazionale. Nel caso di cinque anni di disoccupazione, la perdita pensionistica sarebbe pari all'8% contro il 6% medio Ocse. Infine, un lavoratore autonomo - categoria assai numerosa in Italia - puo' aspettarsi una pensione del 30% inferiore a quella del dipendente dello stesso livello di reddito imponibile, a causa dei minori contributi versati, mentre in media nell'Ocse la riduzione e' del 25%. 'Tra Covid-19 e invecchiamento della popolazione, i sistemi pensionistici sono a una svolta cruciale,' scrive Stefano Scarpetta, direttore della Divisione per l'Occupazione e il Lavoro dell'Ocse, nell'editoriale del rapporto. 'Man mano che i Paesi si allontanano alla gestione della crisi del Covid-19, i Governi dovrebbero affrontare le principali sfide strutturali dei sistemi pensionistici nell'ambito dei piani di ripresa', e' la raccomandazione. E la sfida principale resta quella dell'invecchiamento. Lo studio sottolinea che i 'meccanismi automatici di aggiustamento', come il collegamento tra aspettativa di vita ed eta' pensionabile, 'proteggono le pensioni da incertezze e sono meno erratici, piu' trasparenti e piu' equi tra generazioni rispetto a variazioni discrezionali'. Sono sempre piu' usati per mantenere la sostenibilita' finanziaria e dovrebbero essere sostenuti nel tempo a livello politico.

Gli-col

(RADIOCOR) 08-12-21 11:10:18 (0209) 3 NNNN

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti