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###Elezioni Gb: analisti, scenario migliore per mercato, ma resta spettro "no deal"


Verso proroga periodo transitorio oltre 2020. Il nodo Scozia (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 13 dic - Buone notizie per i mercati azionari e per la sterlina, almeno nel medio termine, anche se l'attenzione degli operatori si sposta ora sulla fine del 2020, quando scadra' il periodo transitorio e, in assenza di un nuovo trattato commerciale, si riproporranno i rischi di Brexit "no deal". Il tutto senza dimenticare il nodo Scozia: la solida affermazione dello Scottish national party (Snp) riporta infatti di attualita' la richiesta di un nuovo referendum per l'indipendenza. Cosi' analisti ed economisti fotografano a caldo l'esito delle elezioni britanniche. 'I mercati si erano preparati per questo risultato da un po' e quindi dovrebbe esserci sollievo generalizzato per la possibilita' di consolidare i recenti guadagni', nota Elliot Hentov, head of policy research di State Street Global Advisors. Il ragionamento, spiega, vale sia per la sterlina, 'salita dell'8% da meta' ottobre', che per i titoli azionari del Regno Unito. 'Una stabile maggioranza Tory potrebbe offrire una marginale opportunita' di rialzo nel breve termine, in seguito agli stimoli fiscali del nuovo governo e alle ricadute positive sull'economia britannica del miglioramento del contesto globale', aggiunge. Un'uscita ordinata dalla Ue il 31 gennaio, inoltre, 'semplifica il lavoro della Bank of England, consentendo al Governo di avere uno scenario di tassi stabili'. L'attenzione si sposta tuttavia sulla scadenza di fine 2020, quando e' prevista la fine del regime transitorio. Secondo State Street, 'un'estensione del periodo transitorio appare probabile' e, 'pur senza essere l'ottovolante che si sono rivelati i negoziati per il divorzio dalla Ue, le trattative su un nuovo accordo commerciale continueranno ad alimentare la volatilita' della sterlina per l'intero 2020'. 'L'incertezza sulla Brexit continuera'', conferma Daniele Vernazza, capo economista internazionale di UniCredit. L'accordo proposto dal premier Boris Johnson, infatti, 'copre solo la separazione dall'Unione europee, che non e' che il primo passo', mentre 'i negoziati sulle future relazioni non sono nemmeno cominciati e probabilmente dureranno anni'. I Conservatori, infatti, propongono una hard brexit, con l'uscita del Regno Unito (a eccezione dell'Irlanda del Nord) dal mercato unico e dall'unione doganale e con la conseguente stipula di un nuovo trattato di libero scambio. 'E' tuttavia altamente improbabile che un accordo del genere possa essere firmato entro la fine del 2020', prosegue Vernazza, mettendo in guardia sul fatto che 'l'eventuale rifiuto di estendere il periodo di transizione porterebbe al rischio molto concreto di una Brexit "no deal" alla fine del 2020', fatto che sarebbe 'molto negativo dal punto di vista economico'. Lo "scenario base" di UniCredit resta tuttavia quello di una proroga del periodo transitorio e quindi dei negoziati tra Regno Unito e Ue per la firma del nuovo trattato. Sullo sfondo, infine, resta il tema scozzese. 'La campagna elettorale dell'Snp era centrata sulla richiesta di un nuovo referendum per l'indipendenza - ricorda Vernazza - e la pressione non fara' che aumentare dopo il risultato'. L'Snp ha infatti vinto 48 dei 59 seggi scozzesi. Johnson fino a oggi ha escluso un nuovo referendum, ma in futuro potrebbe cedere in cambio dell'ok del governo scozzese a trattati commerciali che richiedano anche il via libera delle amministrazioni decentrate (ad esempio quelli sull'agricoltura).

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(RADIOCOR) 13-12-19 10:44:14 (0185) 3 NNNN

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