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###Saipem: le svolte mancate che in 10 anni sono costate 20 mld in Borsa - FOCUS

Il titolo sprofonda del 30% dopo il nuovo profit warning (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 31 gen - Saipem chiude in ribasso una seduta da brividi in cui il titolo, scontando il nuovo ritiro della guidance da parte della societa' e le prospettive sempre piu' concrete di un rafforzamento del capitale, e' sprofondato del 30% a 1,35 euro. Quella di oggi non e' che l'ultima tappa, in ordine di tempo, della parabola di un'eccellenza italiana nell'ingegneria e nell'oil & gas che, dal 2012 ad oggi, si e' avvitata su se' stessa. E che oggi, tra svariate difficolta', sta cercando di convertire il proprio business - sfruttando un know how e un expertise per certi versi rimasti intatti - alla transizione energetica. Un percorso non certo favorito dall'ondata pandemica ma a quale, si osserva sul mercato, sono mancate le svolte strategiche negli anni precedenti, quando il settore di riferimento ha vissuto un importante momento di razionalizzazione e di consolidamento.

I numeri parlano chiaro. Tra il 2011 e il 2012, anni del suo massimo 'splendore', il gruppo di servizi petroliferi era arrivato a capitalizzare a Piazza Affari oltre 22 miliardi di euro mentre oggi ne vale 1,36. Dunque oltre 20 miliardi di capitalizzazione bruciati in Borsa con un titolo che e' passato dai massimi di 50 euro a 1,36 euro, anche se il confronto sul valore dell'azione deve tenere conto dell'aumento di capitale da 3,5 miliardi concluso nel 2016 (l'anno dopo c'e' stato anche un accorpamento). Nel 2011, a livello consolidato, la societa' generava ricavi per 12,5 miliardi (quest'anno non raggiungeranno i 7 miliardi) e un utile netto di 912 milioni (per il 2021 gli analisti si aspettano un rosso di 2 miliardi).

Certo, gli scenari economici, energetici e geopolitici si sono evoluti profondamente cosi' come le geometrie azionarie dell'azienda, ma dal 2013 e' iniziata una flessione inesorabile che ha visto il gruppo chiudere tutti gli esercizi in perdita, escluso il mini utile di 12 milioni del 2019, senza piu' distribuire dividendi e accumulando un rosso complessivo di oltre 5 miliardi, che arriveranno probabilmente a 7 con quest'anno. Cio' mentre sulla tolda di comando di Saipem si alternavano vari manager: da Umberto Vergine (succeduto a Pietro Tali) a Stefano Cao, subentrato poco prima del maxi aumento di capitale - presentato nella cornice della City londinese come la grande svolta per la societa' - che aveva portato al riassetto azionario con Eni sceso dal 42,9% al 30,4% e Cdp, oggi attraverso Cdp Industria, salita al 12,5%. Dopo Cao, l'anno scorso, e' stato nominato Ceo Francesco Caio, che dal 2018 ricopriva comunque il ruolo di presidente: a fine ottobre scorso proprio Caio aveva illustrato il nuovo piano e anche in quell'occasione l'attuale management, come chi lo aveva preceduto, aveva smentito la necessita' di un aumento di capitale.

Oltre ai piccoli azionisti storici di Saipem, per i quali il bilancio dell'investimento parla da solo, anche i grandi soci hanno qualche grattacapo. Eni ha a bilancio la quota Saipem a 662 milioni contro un valore di mercato sceso oggi a 420 milioni; Cdp Industria nel 2020 la aveva svalutata a 506 milioni e oggi in Borsa ne vale 170. E ora, all'orizzonte, c'e' la prospettiva di un nuovo sacrificio per rafforzare il capitale con il crollo odierno che - secondo i trader - e' gia' una prima ipotesi sull'effetto diluitivo dell'eventuale operazione.

Che

(RADIOCOR) 31-01-22 17:46:34 (0521)NEWS,ENE,UTY 3 NNNN

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