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###Assicurazioni: Ivass in campo sulle cedole, big italiane al bivio - FOCUS


Dall'Autorita' un richiamo piu' forte rispetto a 2013 e 2016 (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 31 mar - Gia' in altre due occasioni, nel 2013 dopo la crisi dei debiti sovrani Ue e nel 2016 col passaggio a Solvency 2, Ivass aveva messo in guardia le compagnie sulla distribuzione dei dividendi e sulle remunerazioni variabili dei top manager. Mai, tuttavia, aveva usato, come ieri, il termine 'estrema prudenza' ne' parlato di 'stretto monitaraggio': sfumature lessicali che nel linguaggio di un regolatore, per quanto non ci sia nessuna raccomandazione esplicita a non remunerare i soci (come fatto invece dalla Bce), ha un peso di non poco conto. Le compagnie, si prevede sul mercato, saranno oggetto di monitoraggio da parte di Ivass ed e' possibile che vengano fornite ulteriori indicazioni, con lettere alle singole compagnie, distinguendo caso per caso, anche sulla base della specifica posizione di Solvency e della natura dei rispettivi stakeholder. Con una considerazione di base, ormai condivisa dagli esperti del settore: l'attuale crisi, innescata dal Coronavirus, ha caratteristiche diverse, per portata e soprattutto per incertezza, rispetto alle precedenti. Ma che scelta hanno ora le compagnie sui dividendi e come si sono comportate in passato davanti alle raccomandazioni, seppur meno stringenti, dell'Ivass? Premesso che le assemblee delle principali assicurazioni sono a fine aprile e c'e' ancora, di fatto, un mese per valutare l'evoluzione della situazione, le opzioni sul tavolo - al di la' del mantenimento delle attuali decisioni - sono principalmente tre: rimandare la delibera sui dividendi, assumerla ma spostarne il pagamento in autunno quando il quadro sara' piu' chiaro oppure pagarne solo una parte adesso e posticipare il resto ai prossimi mesi. Come detto, gia' altre due volte Ivass era intervenuta sul tema delle cedole. Nel marzo 2013, dopo la crisi dei debiti sovrani dell'anno precedente, richiamo' le imprese 'all'assunzione di iniziative ispirate a criteri di prudenza' in relazione ai dividendi ma la situazione sui mercati si era gia' parecchio normalizzata dopo il 'Whatever it takes' di Draghi. Cosi', quella primavera, le compagnie non rinunciarono alle cedole: Generali pago' 0,2 euro per azione, come l'anno prima, a fronte di un bilancio con 90 milioni di utile e falcidiato dalle svalutazioni. Unipol, a fronte di profitti per 241 milioni, sali' da 0,15 a 0,16 euro, mentre Cattolica pago' 0,8 euro. Nel gennaio 2016 l'Autorita' invito' alla 'massima prudenza' nella distribuzione delle cedole in ragione del passaggio al nuovo regime di vigilanza Solvency 2. Anche in quel caso, le compagnie italiane hanno pagato i dividendi: Generali e' salita da 0,72 a 0,8 euro per azione, Unipol da 0,17 a 0,18 e Cattolica e' rimasta stabile a 0,35 euro. Come finira' quest'anno a fronte di un richiamo ancora piu' stringente? Cattolica ha gia' rimandato la decisione sulla cedola mentre Generali e Unipol hanno confermato dividendi in crescita rispetto al 2019 ma non e' detta l'ultima parola: le prossime settimane saranno decisive.

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(RADIOCOR) 31-03-20 14:40:19 (0430)ASS 3 NNNN

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